Figli omosessuali

Figli omosessuali, reazioni dei familiari

Scoprire di avere un/a figlio/a omosessuale per una coppia di genitori può essere un evento drammatico all’interno dell’equilibrio familiare, considerando soprattutto i significati che assume l’omosessualità ancora oggi nella società.

La maggior parte dei genitori percepisce l’omosessualità come una realtà lontana dalla propria famiglia, qualcosa di assolutamente impensato, soprattutto se l’oggetto in questione è il figlio o la figlia. Tendenzialmente la prima reazione, nella migliore delle ipotesi, è quella di panico e dolore; nella peggiore, purtroppo, di rifiuto categorico.

Alcuni genitori si assumono la colpa, altri incolpano i figli, altri ancora sperano sia una fase passeggera… molti provano con le terapie riparative, nella speranza inutile di modificare l’orientamento sessuale del/la figlio/a.

L’ignoranza dell’omosessualità, seguita dai mille stereotipi e luoghi comuni che da sempre l’accompagnano come un’ombra, fa sì che i genitori facciano ancora più fatica ad accogliere questa realtà che appartiene ai propri figli. Spesso le tante aspettative e proiezioni che i genitori hanno sui propri figli, vengono messe in discussione per questo motivo; essi cercano quindi di ostacolare questa realtà, anche a costo della sofferenza e della libertà dei figli; si perde il punto di vista del/la figlio/a, l’immagine che si ha sempre avuto di lui/lei.

Figli omosessuali, difficoltà nell’adolescenza

Una fase molto delicata nello sviluppo dei propri figli è quella adolescenziale che nelle persone omosessuali viene vissuta con maggior difficoltà per i mille dubbi e cambiamenti che non trovano risposta nel contesto comune. L’adolescenza è un periodo di esplorazione e sperimentazione, in cui esiste l’incertezza su ciò che riguarda la propria sessualità; è possibile innamorarsi del/la compagno/ a di banco dello stesso sesso e iniziare una relazione omosessuale insieme per poi scoprirsi, nell’età adulta, eterosessuali oppure, crescendo, capire che si è gay, lesbiche o bisessuali.

Orientamento sessuale nei figli: colpa di qualcuno?

Capita che genitori si interroghino sulle cause e su una possibile loro responsabilità; il bisogno di trovare “il motivo” può comportare gravi conseguenze sul clima di coppia coniugale; oppure, capita di dare la colpa a estranei, responsabili di aver circuito il/a proprio/a figlio/a.

In verità, gay e lesbiche nascono e crescono in famiglie che non sono in nulla dissimili da quelle di bambini eterosessuali, nel complesso. A oggi si ritiene che l’orientamento sessuale sia l’esito di complesse interazioni biologiche, psicologiche e sociali e che il peso di ogni singolo fattore cambi da individuo a individuo.

Figli omosessuali. Giudizi, pregiudizi e conseguenze

Una fase traumatica per il/la giovane omosessuale, è l’invio a uno psicologo o psichiatra da parte dei genitori per modificare l’orientamento sessuale (nonostante la psicologia odierna consideri inaccettabile qualunque tipo di intervento abbia lo scopo di cambiare l’orientamento sessuale di una persona).

La consapevolezza di non veder realizzate molte tappe importanti della vita, come il matrimonio, la vita coniugale, diventare nonni è vissuto dai genitori con dolore e paura, soprattutto si teme la solitudine del/la figlio/a.

Un elemento molto influente nella risposta dei genitori è la preoccupazione per il giudizio degli altri componenti della comunità e la paura di un conseguente isolamento sociale. Il senso di isolamento è quello che più debilita la famiglia: gli stessi genitori non sanno a chi dirlo, a chi chiedere aiuto, non hanno modelli di ruolo a cui fare riferimento e hanno bisogno di un sostegno.

Il tempo è d’aiuto per tutti infatti, più passa il tempo e più aumenta la comunicazione all’interno della famiglia. Dopo l’esplosione emotiva, i genitori cercano di capire e di condividere le scelte del/la figlio/a, acquistando maggiore famigliarità con le tematiche omosessuali.

Per un/ a figlio/a omosessuale l’appoggio e la complicità della famiglia è importantissima, poiché un suo rifiuto può far crollare l’autostima e l’accettazione di se stesso/a.

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