Handicap e sessualità

Da tempo chi si occupa di handicap in ambito educativo lavora affinché si possano rendere autonome le persone in questione, seguendo percorsi atti a insegnare loro a prendersi cura di se stesse, dei loro bisogni, dei loro diritti e responsabilità.

Alle persone con disturbi psichici si insegna ad amministrare i soldi, a prendere un autobus, a fare la spesa, a stare lontano dai pericoli.

A chi ha disturbi di natura motoria, invece, si cerca di restituire una dignità che rischia di essere perduta, un’autonomia per le piccole azioni quotidiane, come mangiare da soli, lavarsi o uscire fuori casa e una riabilitazione quando possibile, a seconda della tipologia di handicap.

In ambito sessuologico questo non viene applicato ancora facilmente, piuttosto si continua a credere che i rischi come la riproduzione superino i vantaggi; uno fra tutti: la legittimazione di un reciproco contatto corporeo.

C’è ancora molta ignoranza nella stessa classificazione e si confondono i limiti fra handicap mentale e fisico.

Handicap e Disabilità

Spesso si tende a generalizzare, pensando che ci si possa relazionare a un individuo con ritardo mentale nello stesso modo di come faremmo con uno al quale hanno amputato una gamba. Si ignora la stessa differenza fra handicap e disabilità, termini che non sono affatto sinonimi.

Con handicap si intende una condizione di svantaggio, risultante da un danno o da una disabilità, che limita o impedisce lo svolgimento di un ruolo normale in rapporto all’età, al sesso, ai fattori sociali e culturali.

Con disabilità invece, una riduzione parziale o totale della capacità di svolgere un’attività nei tempi e nei modi considerati come normali, che può essere transitoria, reversibile, progressiva o non.

Handicap e sessualità

Se, come appena detto, c’è ambiguità nella terminologia, ancora di più la riscontriamo sul campo, dov’è possibile rilevare quanta ignoranza e conflittualità emerga fra gli stessi genitori e, spesso, anche fra gli operatori. Frequentemente siamo di fronte a coppie di genitori in crisi o addirittura separate, dove la relazione principe è fra la madre e il figlio con handicap.

L’intimità dei genitori viene sostituita da un rapporto simbiotico con il figlio e questo si protrae nel tempo, conseguentemente al senso di fallimento o alla vergogna della coppia.

I portatori di handicap psichico ignorano:

  • come funzioni il proprio corpo,
  • come comportarsi con gli altri in merito ai propri desideri,
  • come approcciarsi a qualcuno, soprattutto se c’è interesse,
  • se sia giusto o meno e quando farlo.

Si parla di igiene intima esclusivamente col fine della “pulizia” del corpo e poco col fine di un contatto e piacere corporeo; non si parla di nudità, di privacy, di quanto sia importante imparare a esprimere i propri bisogni intimi in ambienti riservati e sicuri.

Non si spiegano loro le comuni indicazioni contraccettive, come usare e dove acquistare certi prodotti, come funziona il nostro corpo e il corpo altrui.

Anche chi ha un handicap fisico difficilmente riceve quel supporto che integra le cure mediche, farmacologiche e fisioterapiche con una psico educazione all’affettività; toccarsi, sfiorarsi, innamorarsi, sposarsi sono presupposti riservati a molti, ma difficilmente vengono pensati per queste persone.

Né la famiglia, né le strutture sono in grado di garantire un giusto supporto che insegni ad avvicinarsi al prossimo, soprattutto quando si parla di handicap intellettivo.

È d’obbligo fare poi una distinzione di genere, per cui le ragazze non sanno essere femminili o aggraziate e non viene loro insegnato a esserlo, mentre i ragazzi sono privi di intraprendenza e affabilità e neanche a loro viene dato un aiuto; nonostante tutto, mentre coi maschi si ricorre alla prostituzione o masturbazione, con le ragazze si preferisce reprimere e reindirizzare l’attenzione su altro.

Negando la masturbazione, si nega la possibilità di conoscere una parte del corpo che, soprattutto alla donne, rimane più estranea, nascosta, si nega la possibilità di trattare il proprio corpo liberamente, seguendo un impulso sano, atto a dare gratificazione e benessere.
La masturbazione non è pericolosa o per forza compulsiva poiché, se fatta nei modi e luoghi opportuni, diventa uno strumento di piacere e di antistress.

In entrambi i casi, si nega chiaramente la possibilità di avere rapporti affettivi e teneri, ovvero pilastri di fiducia in se stessi e autostima.

Quando si parla di sessualità si tende a pensare al coito e all’orgasmo e di fronte a ciò, le obiezioni a riguardo si fanno forti in previsione di una gravidanza indesiderata, soprattutto da parte della famiglia.

La possibilità che due persone con handicap possano crescere un figlio crea senza dubbio perplessità e dissenso; si tende a cercare un responsabile e questo scoraggia ancora di più l’autonomia in questa direzione.
Si continua a dare poco spazio a tutti quei contatti non necessariamente genitali, che prevedono lo stesso un’intimità.

Se pensiamo ai baci, agli abbracci, alle carezze, allo stare vicini sussurrandosi confidenze, si parla di affettività e di amore e perciò potrebbe essere molto utile educare le persone con handicap a riscoprire queste esperienze e le sensazioni che ne derivano.

Se pensiamo a un paraplegico, difficilmente ce lo immagineremo nell’atto di un rapporto sessuale, ma nulla vieta che possa riscoprire il brivido di una carezza, l’attesa di una visita, il calore di uno sguardo e questo può essere differentemente adattato a chiunque.

Bibliografia

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Sessualità e Handicap. Passi verso l’autonomia.. Giunti. Veglia F., (2003)

Handicap e sessualità: il silenzio, la voce, la carezza. Dal riconoscimento di un diritto al primo centro comunale di ascolto e consulenza. FrancoAngeli. Zanobini M., Usai M.C., (1995)

Psicologia della disabilità e della riabilitazione. I soggetti, le relazioni, i contesti in prospettiva evolutiva. FrancoAngeli.

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