Psicologia Cognitivo-Comportamentale

Psicologia Cognitivo-Comportamentale, cosa significa ?

La Terapia Cognitiva ( T.C.) è nata negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60 con A. Beck e da allora si sono sviluppati moltissimi approcci di origine cognitivista.

La psicoterapia cognitiva viene spesso indicata con la denominazione Terapia cognitivo-comportamentale in quanto ricorre spesso all’uso di tecniche di derivazione comportamentista (Lorenzini e Sassaroli 2000).

La ricerca ha dimostrato che il metodo cognitivo-comportamentale è più efficace nel trattamento della maggior parte dei disturbi psicologici.

Rappresentazioni della realtà e distorsioni cognitive

Nell’ottica cognitiva ogni individuo, per adattarsi e sopravvivere all’ambiente, tende a costruirsi un sistema di rappresentazioni della realtà, ossia regole di conoscenza sulle quali basare le aspettative riguardo il funzionamento del mondo.

Ciò che differisce i soggetti sani da quelli afflitti da disturbi psicologici è il grado in cui la presenza di distorsioni cognitive condiziona il significato dato all’esperienza, causando poi una difficile gestione degli eventi.

Per questo, una caratteristica centrale dei disturbi psicologici è costituita dalla presenza di schemi o modelli cognitivi disadattivi che regolano in modo patogeno l’elaborazione delle informazioni.

Secondo la T.C. esiste una stretta relazione fra pensieri, emozioni e comportamenti; sia i contenuti mentali che le componenti emotive possono reciprocamente influenzarsi a vicenda.

Correzione dei modelli disadattivi

Nel modello standard l’intervento è mirato alla correzione dei modelli disadattivi propri del disturbo presentato e dagli errori che li mantengono.

Il terapeuta stimola il paziente a individuare gli schemi attraverso l’indagine dei pensieri automatici; gli stessi schemi vengono espressi sotto forma di convinzioni e credenze.

Le credenze del paziente vengono quindi sottoposte a verifica allo scopo di correggere e ridurre la persistenza e assolutismo delle credenze negative.

Alla fine degli anni ’80 autori come Guidano e Liotti hanno offerto un contributo importante al cognitivismo, colmando alcune criticità circa la motivazione al comportamento. Grazie all’integrazione della teoria dell’attaccamento di Bowlby al modello cognitivo si è spostata l’attenzione verso l’importanza delle esperienze relazionali di attaccamento come momento centrale nella costruzione degli schemi.

Di seguito il cognitivismo ha sviluppato un’attenzione crescente verso la metacognizione, grazie anche agli studi condotti da Mary Main sul rapporto fra madri-figli e patern di attaccamento.

Negli anni l’emotività è diventata sempre più centrale nell’approccio cognitivo grazie anche al contributo di Semerari e dello spazio che ha saputo dare alla ricerca sulle funzioni metacognitive.

Ad oggi la T.C. non si limita alla modificazione delle credenze disfunzionali, ma integra la costruzione di nuove esperienze relazionali atte a migliorare la regolazione emotiva e metacognitiva.

Bibliografia:

Beck A.T., Freeman A., ET AL (1990), Terapia cognitiva dei disturbi di personalità.

La Mela C., Fondamenti di terapia cognitiva., (2014). Maddali e Bruni

Semerari A., (2000) Storia, teoria e tecnica della psicoterapia cognitiva, Laterza, Roma- Bari.

Wells A. (2009) Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della depressione, Eclipsi.

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